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1 marzo 2018 Il patriota Sergio Laghi

Sergio Laghi nasce a Trieste il 14 settembre 1916. Poche sono le informazioni sulla sua vita. Frequenta l’Istituto Carducci e diventa sottotenente di complemento del XXIV Battaglione eritreo. Si distingue per l’eroismo dimostrato in battaglia in Eritrea, che gli vale il conferimento (alla memoria) della medaglia d’oro al valor militare. Questa la motivazione: “Ufficiale giovanissimo e valoroso, volontario di guerra, in numerosi combattimenti, ai quali partecipò come comandante di un plotone eritreo, dette prove di fulgido ardimento. Guidò con travolgente impeto il suo reparto all’attacco di una forte posizione presidiata da nemico agguerrito e baldanzoso, conquistandola. Incaricato poi di eliminare un forte centro avversario che con efficacissimo tiro d’infilata rendeva insostenibile il mantenimento delle posizioni, si lanciò con superbo ardimento contro il nuovo obiettivo sgominando i difensori e resistendo con indomito coraggio alla violenta reazione nemica. Indi, colpito a morte da una raffica di mitragliatrice, cadde da eroe raccogliendo le sue ultime forze nel grido di: «Viva l’Italia». Muore a Passo Uarieu il 24 gennaio 1936.

 

1 marzo 2018 Lo scrittore Carlo Stuparich

Carlo Stuparich, nato a Trieste il 3 agosto del 1894, dopo gli studi primari e secondari nella città natale, seguì nel 1913 il fratello Giani a Firenze dove rimase fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Arruolatosi volontario come ufficiale dei granatieri nell’esercito italiano, con Giani e con l’amico inseparabile Scipio Slataper partecipò a diverse azioni belliche nella zona di Monfalcone e di Asiago. Qui, sulle falde del Monte Cengio,  fu circondato dal nemico e, per non cadere nelle sue mani, si uccise il 30 maggio del 1916. L’attività letteraria e intellettuale di Carlo Stuparich si racchiude in un brevissimo arco di tempo – dal 1911 al 1916 – ma sufficiente perché si rivelasse un talento eccezionale di scrittore e di pensatore che lo avrebbe fatto conoscere ed imporre tra le personalità più significative del nutrito gruppo di intellettuali triestini che si trovarono a Firenze e che contribuirono ampiamente a dare sostanza e nerbo a quella fucina di idee e di proposte che fu la prezzoliniana “Voce”. Ma la figura di Carlo Stuparich è stata sempre lasciata sfocarsi in una ingiustificata marginalità rispetto all’ampia divulgazione dell’opera del fratello Giani. Certo l’opera di Carlo è esile, abbozzata, frammentaria giacché è l’opera di un giovane scomparso a nemmeno 23 anni ma già così profonda, così acuta, così penetrante nei suoi giudizi e nelle sue osservazioni da parere stupefacente in una mente quasi ancora fanciullesca ma di una precocità e di una maturità sorprendenti. Introvabili già da tempo i suoi scritti anche sul mercato antiquario – non solo la mitica prima edizione che fu curata dal fratello Giani per i tipi de “La Voce” nel 1919 ma pure le successive due del 1933 e 1968 – una riproposta di essi si trova nel quinto volumetto della “Bibliotechina” con un’ampia scelta di pagine tratte dal libro di Carlo, Cose e ombre di uno, curate e annotate da Fulvio Salimbeni.

 

1 marzo 2018 Il poeta Virgilio Giotti

Virgilio Giotti, nato il 15 gennaio 1885 a Trieste, è il maggior poeta in dialetto triestino, premiato nel 1957 dall’Accademia dei Lincei. Dal 1907 al 1919 vive a Firenze, dov’era fuggito per evitare il servizio militare sotto l’Austria; nel 1912 conosce la sua compagna, Nina Schekotoff e rimarranno insieme per tutta la vita. In Toscana avrà i tre figli; Natalia, detta Tanda, nel 1913 e poi Paolo e Franco (1915 e 1919), che moriranno durante la seconda guerra mondiale in Russia. Conosce i fratelli Stuparich, Scipio Slataper e Biagio Marin. Nel 1920 ritorna a Trieste e va ad abitare in Via Lamarmora dove vi rimarrà fino alla morte. Lavora prima come edicolante in Cittavecchia e in seguito come impiegato presso l’ospedale Maggiore. Muore a Trieste il 21 settembre 1957. Il poeta scriveva in dialetto ma parlava in un italiano toscanizzante. A chi gli chiedeva perché non usasse abitualmente il dialetto rispondeva: – Ma come, lei vuole che usi per i rapporti di ogni giorno la lingua della poesia?! Esordisce a Firenze con il “Piccolo canzoniere in dialetto triestino” nel 1914. Nel canzoniere c’è già tutto il suo mondo. Giotti ricorre ad un vocabolario estremamente povero e comune. La Trieste di Giotti è lontanissima da quella di Svevo, di Saba e degli altri scrittori giuliani. Non c’è il porto, non c’è la psicoanalisi, non c’è la mitteleuropea. Giotti volge la sua triestinità in qualcosa che non è né realismo né folclore ma un puro fatto linguistico e sentimentale, uno sfondo per una poesia di elevata tensione lirica. Giotti riduce Trieste ai sobborghi e i sobborghi alla cerchia degli affetti domestici. Il titolo della sua poesia “Il mio cuore e la mia casa” suona come il perfetto titolo del suo mondo.

 

1 marzo 2018 Tiziana Weiss

CENNI BIOGRAFICI

Tiziana Weiss nasce a Trieste il 2 febbraio del 1952; dopo le scuole superiori si laurea all’Università in Scienze Naturali e inizia ad insegnare nella scuola Fonda Savio di via Manzoni. Prestissimo incomincia ad andare in montagna: camminare, osservare, conoscere erano i suoi desideri più profondi. Pratica molto sport, ma ben presto si innamora dell’arrampicata, e grazie alle sue doti, alla sua caparbietà, riesce a farsi strada in un ambiente, quello alpinistico, ancora chiuso nella convinzione che l’arrampicata sia un affare per soli uomini. Organizza conferenze, incontri sull’alpinismo e dibattiti sulla natura. Non sono trascorsi molti anni dalla sua attività, ma quello che lei proponeva era una novità, un nuovo modo di andare in montagna: guardarsi attorno, ammirare la natura, sentire i profumi, sentirsi insomma in comunione con l’ambiente. In quegli anni l’alpinismo di vertice era inteso come un grande universo: ognuno aveva un compito durante le spedizioni. C’era chi doveva preparare la via al successo, chi portava i materiali, chi raggiungeva la vetta. Anche se l’eventuale vittoria era “di tutti”, in realtà la vetta veniva raggiunta solamente dalla “squadra di punta”, da quegli alpinisti insomma, che in quel momento erano nelle condizioni migliori. Anche qui, però, Tiziana vede l’alpinismo in modo diverso con uno spirito nuovo: tutti devono raggiungere la vetta. E sarà questo un cambiamento epocale, valido e conseguito ancora oggi. Affronta montagne di grandi difficoltà e raggiunge le cime delle più importanti vie; è un’alpinista affermata, conosciuta e rispettata. Partecipa anche ad una spedizione sul monte Annapurna (7577 metri), assieme al suo compagno di cordata Piero Mozzi. Il 26 luglio 1978, cade durante una discesa in corda doppia sulle Pale di San Martino. Muore qualche giorno dopo nell’ospedale di Verona senza più riprendere conoscenza. In sua memoria è stato intitolato un sentiero naturalistico nel gruppo del monte Tinisa; un sentiero sul Carso triestino e … la nostra scuola. Cos’è e perché un sentiero naturalistico? È un sentiero montano da percorrere “ad occhi aperti” per capire la natura, la geologia, la vegetazione proprio come Tiziana intendeva l’andare in montagna; e così chiunque lo percorra, alpinisti o naturalista possa ricordarsi di lei con un’esperienza di didattica ambientale. E perché un sentiero sul Carso? Perché Tiziana amava la sua città e in particolare il Carso dove andava frequentemente per “godersi” la natura.

E la scuola? Qualche anno fa, nel 2002, i bambini delle terze, quarte e quinte della scuola primaria, insieme ai ragazzi della scuola secondaria, alle loro famiglie e agli insegnanti, hanno iniziato un “cammino” (tanto per rimanere in tema) per scegliere il nome del nuovo istituto che si era formato. La scelta di ricordare Tiziana Weiss, giovane e grintosa alpinista, amante della natura e della vita all’aria aperta, ardimentosa e sempre pronta alla sfida, è stata la giusta identificazione che gli alunni hanno voluto identificare nella loro scelta.

 

1 marzo 2018 Presentazione Tiziana Weiss

Collocati nell’immediata periferia, i plessi del nostro istituto godono di una posizione particolarmente felice; sono facilmente raggiungibili dal centro città grazie alle frequenti corse degli autobus urbani e contemporaneamente godono di ampi spazi verdi e luminosi adatti alla ricreazione degli alunni e ad attività all’aria aperta.

Forse è stato anche per questa impronta plain air che nel maggio 2003 l’Istituto è stato intitolato a Tiziana Weiss“giovane e grintosa scalatrice – amante della natura e della vita all’aria aperta – ardimentosa e sempre aperta alla sfida”, che morì a soli 26 anni nel 1978 durante un’ascensione alle Pale di San Martino.

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